Inizio questa sezione di assaggi, recensioni senza senso, parlando del fumetto che ha collaborato ( insieme ad altre dmz) a dare il nome alla nostra trasmissione, ovvero DMZ di Brian Wood e Riccardo Burchielli, ed in particolare alla sua ultima uscita italiana, il quinto volume : La Guerra Nascosta edito da Planeta DeAgostini. Se non sapete assolutamente niente di Dmz a fumetti o ascoltate la nostra puntata numero otto, dedicata alle periferie, oppure vi leggete questo bigino. ( in inglese).
La Guerra Nascosta è una raccolta di 6 storie brevi, e testimonia come Brian Wood sia in grado di dare il meglio della sua creatività nella piccola misura; è abile nel costruire scenari limitati e trame brevi, quasi tutti gli episodi filano benissimo, con punte di elevato lirismo, come la stupenda ” Decade Later“, prima storia dell’albo.
Wood è un ottimo architetto degli interni, non sa costruire i palazzi a 50 piani, ma stanza dopo stanza sta rendendo la Dmz del suo fumetto uno spazio estremamente vivibile, e godibile, anche se frammentario e autoindulgente.
1-Decade Later ( decade passata),la prima storia vale di per sè l’acquisto dell’albo, intensa riflessione sull’arte e la sua fruizione; continuo dialogo tra fumetto e grafica, non solo nell’approccio al disegno di Riccardo Burchielli. Ritroviamo lo scenario violento e incomprensibile di Body of a Journalist, lo spirito interrogativo che animava i principi della serie, senza particolari velleità narrative. Perfetta.
2-Amina 4-Kelly 6-Soames, Burchielli e Wood riprendono personaggi abbandonati della serie e ne proseguono ( o ripercorrono nel caso di Soames) la storia: struttura efficace, forma meno. La storia di Soames non funziona nel rendere folle un personaggio precedentemente trattato con estremo raziocinio, il registro onirico è totalmente fuori luogo; rimane comunque abbastanza piacevole.
3-Wilson. Il disegno sporco di Zezelj era perfetto per la serie, il suo aspetto da fotografia fotocopiata, l’estetica da volantino da centro sociale, perchè colorarlo? perchè momento che si convoca l’autore di Rex ( uno dei miei fumetti preferiti ) non lo si lascia lavorare come sempre, in fondo il suo stile è quello da vent’anni, appartiene alla categoria dei disegnatori non evolutivi, aggiungergli qualcosa ( anche solo il colore) è un’idiozia.
5-Random Fire. Racconto per le matite di Nathan Fox….va bene lo ammetto l’ho saltato 4 volte prima di costringermi a leggerlo, la storia è forse tra le migliori dell’albo, i disegni sono inguardabili.
Bene ho fatto il mio dovere, non so chi leggerà questa recensione, non lavoro più per un blog straletto di fumetti, ma anche scrivere è un’esigenza.