We’re working on a dream

•11 novembre 2009 • Lascia un commento

body-and-soul-1Mi scuso per questi momenti di vuoto, ma stiamo costruendo a nome DMZ qualcosa di nuovo e molto  più grande, avrà sempre la forma del blog e i contenuti nello stile che avete avuto modo di assaggiare in questi giorni, solo sarà in dimensione allargata, con un gruppo di lavoro più numeroso e con un’attenzione tutta nuova alla realtà locale…..

Per il momento vi lascio sulle spine, dateci ancora 15 giorni di lavori incessanti, tra studio universitario (per gli ultimi esami) e  manipolazioni sul materiale informatico e poi vedrete….se il risultato sarà proporzionale al nostro investimento in materia di tempo e energie sarete più che soddisfatti.

Così non dovrete più aspettare più di un giorno tra un post e quello seguente….

a presto

DMZ

Inseguimenti: Gianni Miraglia

•7 novembre 2009 • Lascia un commento

six pack” Il volto di una ragazza che incrocio una notte di tanti anni fa. A piedi, una borsa appena fatta, il portone di un palazzo che le sbatte dietro. Ma sono le lacrime  che le scioglievano il trucco la fotografia che mi tengo dentro per sempre. Il volto di questo clown pieno di grazia e di dolore ancora caldo era qualcosa che raccontavo come l’incontro ideale dei miei sogni.  Entrare nel dolore di qualcuno mi faceva sentire utile. Sono passati tanti anni e sono contento di non guardare più quella foto.”

Gianni Miraglia ospite di DMZ su Mwradio.it

•6 novembre 2009 • Lascia un commento

sixaCe lo siamo tenuti segreto come un progetto da base missilistica ai tempi dell’unione sovietica, a stento lo abbiamo comunicato a chi di dovere, e adesso, noi diemmezeti ( io e ste, che siamo scrivendo a quttro mani, io batto i tasti a sinistra della “t” e lui quelli a destra) ,vi annunciamo che abbiamo l’onore di avere fatto una puntata di DMZ ospitando Gianni Miraglia.

Chi ci segue da molto tempo sa che il libro di Gianni è stato l’architrave della nostra prima puntata in diretta, è stato lo stimolo a creare un stile più grezzo ( non editato), spontaneo e meno occhieggiante all’ascoltatore  Con Six Pack abbiamo messo il primo pezzo di un film e letto il primo fumetto;  per noi ha rappresentato una frattura anche personale, visto che la quarta puntata ( quella di six pack) ha significato un cambio totale di formazione: Ado ha lasciato il progetto, e a Davide in regia si è sostituito Ste….e il buon Lava si è preso l’onere di scegliere brani film e finalmente fumetti.

Ma ora veniamo al nostro ospite: Gianni è arrivato da noi con una pigna di cd invidiabile, di cui io conoscevo a  malapena la metà degli autori, abbiamo lavorato improvvisando battuta dopo battuta, e si può dire che la trasmissione è iniziata a Milano in piazzale Loreto, e che  purtroppo abbiamo iniziato a  registrare solo quando avevamo dei microfoni davanti…la prossima volta ci porteremo dietro il registratore così non perderemo neanche una parola.

La puntata è stata fatta totalmente in diretta, nessun taglio: con le pause, gli assaggi di pizza, le birre, tutta la realtà di una chiaccherata amichevole, nessuna messa in scena; volevamo essere anni luce distanti da una scaletta tra wikipedia, ondarock e lifegate…volevamo avvicinarci alla realtà dell’incontro tra persone con cammini e storie molto diverse, che talvolta si fraintendono, ci mettono un po’ a formulare le domande e un po’ a rispondere: i concetti si rincorrono, noi diffidiamo da chi li propina già cotti e pronti all’uso. Speriamo questo si colga!!

Ovviamente ringrazio Gianni che è stato un ospite perfetto, in grado di adattarsi alla nostra cucina-studio, sempre sul pezzo neanche avesse fatto radio per tutta la vita, speriamo di ri-averlo presto tra i nostri ospiti.

Intanto vi lascio il link al suo fanclub su facebook, al suo vecchio blog, e anche ad una scheda sul suo libro uscita su Nazione Indiana.

Cos’altro? Imperativo categorico ascoltarci Lunedì 9 alle 19 solo su mwradio.it

o in replica Giovedì 12  alle 22:00

Ascoltazioni: Editors – Papillon

•29 ottobre 2009 • Lascia un commento

Ve ne ho parlato nel post precedente mi sembrava stupido non darvi un qualche assaggio….buon ascolto!

Assaggi: Editors – In This Light And On This Evening

•29 ottobre 2009 • Lascia un commento

editorsSono in pausa pranzo, mi ri-ascolto il nuovo album degli editors, gruppo simpatico per la sua distanza da uno stile privo di nerbo tipico dell’ indie-alt-new-pop-brit-tuttoquellochesipuòabbreviare-rock.

Mediamente mal sopporto gruppi come Killers, Strokes, Franz Ferdinand, e detesto Virgin Radio e il suo palinsesto fatto di vocine e chitarre distorte senza rabbia; per cui non rappresento quell’enorme fetta di pubblico maschile con le mani da manicure e gli occhiali squadrati che entra da Ricordi e si compera l’ultimo album degli Editors.

Adoro i Joy Division, questo lo ammetto, ma basta ascoltare le mie puntate per rendersene conto.

Ecco gli editors hanno abbandonato i motivi da chitarrino-musica-rock tanto di moda e si sono lanciati sul synth, non senza un certo gusto per le sonorità rock di Joy Division e Bauhaus.

L’opener In This Light and in This Evening merita da sola l’acquisto dell’album: cupa, ellettronica, una colonna sonora da abbinare alla lettura della saga a fumetti i Metabaroni di Gimenez e Jodorowsky, o al ciclo di Nikopol di Enki Bilal; io per il momento l’ho usata per la puntata di Lunedì (che per motivi tecnici andrà in onda settimana prossima) affiancata alla lettura di brani poetici di Andrea Inglese

La seconda Bricks and Mortar ricorda fortemente le sonorità dei primi lavori dei Depeche Mode e scorre senza problemi fino alla più decisa Papillon, monolitica nel suo loop che ho fischettato al volante fino alla nausea.

La voce del cantante Tom Smith è cupamente ipnotica, bassa oltre ogni decoro, e nel suo fraseggio tocca i fondali infernali di Michael Gira, mantenendo una timbrica lontana dall’ Iggy Pop, riferimento unico per tutte le voci maschili dark.

L’ultima Walk the Fleet Road è un palese, ed evidente, omaggio ad Atmosphere dei Joy Division, lo si coglie piacevolemente…senza recriminazioni.

Mi sembra questo In This Light And On This Evening sia una sorta di innesto tra due gruppi ( in realtà lo stesso) inglesi: Joy Division  i New Order; schiacciati però nel mondo della musica contemporanea.

In(s)contri: Taxi to the Dark Side – Venerdì 30 Milano

•29 ottobre 2009 • Lascia un commento

Taxi to the Dark Side Taxi to the Dark Side :Un tassista afghano nel 2002 si ritrova suo malgrado arrestato per terrorismo, non farà più ritorno a casa; inizia con una macchina nel mezzo dei desolati paesaggi afghani il documetario di Alex Gibney, e porta lo spettatore a incontrare le torture e le carceri della democratica America impegnata a combattere il terrorismo.

Il film verrà proiettato a Milano Venerdì 30 alle 20:30, all’interno della rassegna Non Fiction del  cineforum De-genere presso il Centro Culturale San Fedele ( per intenderci il cineteatro in galleria Hoepli, dietro la Scala), ad animare il dibattito anche il sottoscritto…

 

Vivamente consigliato non solo perchè vincitore del premio Oscar 2008 come miglior documentario, da noi in Italia non è neppure uscito nelle sale, o quasi.

Ascoltazioni: Ghost of Tom Joad – Bruce Springsteen

•28 ottobre 2009 • Lascia un commento


Niente di più appropriato alla lettura di McCarthy……Cercate anche la versione dei Rage Against the Machine..in questa ci sono sia Tom Morello che Springsteeen..

Assaggi: La Strada di Cormac McCarthy

•28 ottobre 2009 • 2 commenti

Gori Quando sento parlare di letteratura virile mi rimbomba in testa il nome di Cormac McCarthy, e nulla c’entrano le ambientazioni di frontiera, o l’ephos da dramma classico; sto pensando proprio a come le azioni vengono messe nero su bianco nelle pagine dei suoi romanzi; come scrive.

Apro e compero un po’ per caso La Strada,  ha vinto il Pulitzer con questo libro, lasciarlo sullo scaffale mi sembra stupido,  nonostante i 18 euro regalati ai maledetti Einaudi, leggo le prime 10 pagine su un aereo tornando da Roma; ne esco stordito.

Paragrafi-racconto, poesia da verbi di moto, il romanzo corre e rinconcorre uno scenario scarno in cui  i dialoghi sono privi dei più elementari elementi introduttivi di punteggiatura: virgolette, trattini…pure  le virgole ne La Strada sono bandite: ci sono i punti per le pause e gli ” a capo” per le pause lunghe.

I cambi di scena sono contrassegnati da un lungo spazio bianco. Sembra una sceneggiatura. Non è casuale ne abbiano tirato fuori un film ( di prossima uscita).

La trama è retta come il titolo: un uomo (chiamato uomo) e il suo bambino, immersi in uno scenario apocalittico, si ritrovano a cercare una strada per la sopravvivenza,una strada verso sud.  Niente viene abbandonato: ogni oggetto, telo di plastica, barattolo diventa funzionale alla sopravvivenza, non solo dei protagonisti, ma anche della materia narrativa stessa che sostiene la strada. Una sorta di tragedia dell’oggetto-utensile.

Ed è questo il suo principale pregio, si leggono poche pagine, si alza lo sguardo e lo si trova mutato; ci sembrano meno scontate le nostre esistenze tra fast-food e metropolitane, e meno sensate le nostre aspirazioni da mondo civilizzato. Cosa ci è essenziale?

McCarthy ci offre un biglietto verso la preistoria, verso la sopravvivenza, mantenendo intatte le nostre coscienze da ” uomo moderno”…

Chissà…ne puturo potremo farne una puntata con colonna sonora tratta da Nebraska di Springsteen…io per il momento mi sono giocato la pausa pranzo a scrivere questo assaggio….

Immagine opera di Federico Gori, artista di cui vi consiglio di approfondire la visione sul suo sito….non riesco a scrivere così in laboratorio…vabbè accontentatevi..

Ascoltazioni: Killing Joke

•27 ottobre 2009 • Lascia un commento


Band adatta al clima vagamente rabbioso del mio stato attuale, gruppo a cui NIN e System of a Down devono tutto o quasi.

Assaggi: Dmz#5 di Brian Wood e AAVV

•27 ottobre 2009 • Lascia un commento

dmzblog2Inizio questa sezione di assaggi, recensioni senza senso, parlando del fumetto che ha collaborato ( insieme ad altre dmz) a dare il nome alla nostra trasmissione, ovvero DMZ di Brian Wood e Riccardo Burchielli, ed in particolare alla sua ultima uscita italiana, il quinto volume : La Guerra Nascosta edito da Planeta DeAgostini. Se non sapete assolutamente niente di Dmz a fumetti o ascoltate la nostra puntata numero otto, dedicata alle periferie, oppure vi leggete questo bigino. ( in inglese).

La Guerra Nascosta è una raccolta di 6 storie brevi, e testimonia come Brian Wood sia in grado di dare il meglio della sua creatività nella piccola misura; è abile nel costruire scenari limitati e trame brevi, quasi tutti gli episodi filano benissimo, con punte di elevato lirismo, come la stupenda ” Decade Later“, prima storia dell’albo.

Wood è un ottimo architetto degli interni, non sa costruire i palazzi a 50 piani, ma stanza dopo stanza sta rendendo la Dmz del suo fumetto uno spazio estremamente vivibile, e godibile, anche se frammentario e autoindulgente.

1-Decade Later ( decade passata),la prima storia vale di per sè l’acquisto dell’albo, intensa riflessione sull’arte e la sua fruizione; continuo dialogo tra fumetto e grafica, non solo nell’approccio al disegno di Riccardo Burchielli. Ritroviamo lo scenario violento e incomprensibile di Body of a Journalist, lo spirito interrogativo che animava i principi della serie, senza particolari velleità narrative. Perfetta.

2-Amina 4-Kelly 6-Soames, Burchielli e Wood riprendono personaggi abbandonati della serie e ne proseguono ( o ripercorrono nel caso di Soames) la storia: struttura efficace, forma meno. La storia di Soames non funziona nel rendere folle un personaggio precedentemente trattato con estremo raziocinio, il registro onirico è totalmente fuori luogo; rimane comunque abbastanza piacevole.

3-Wilson. Il disegno sporco di Zezelj era perfetto per la serie, il suo aspetto da fotografia fotocopiata, l’estetica da volantino da centro sociale, perchè colorarlo? perchè momento che si convoca l’autore di Rex ( uno dei miei fumetti preferiti ) non lo si lascia lavorare come sempre, in fondo il suo stile è quello da vent’anni, appartiene alla categoria dei disegnatori non evolutivi, aggiungergli qualcosa ( anche solo il colore) è un’idiozia.

5-Random Fire. Racconto per le matite di Nathan Fox….va bene lo ammetto l’ho saltato 4 volte prima di costringermi a leggerlo, la storia è forse tra le migliori dell’albo, i disegni sono inguardabili.

Bene ho fatto il mio dovere, non so chi leggerà questa recensione, non lavoro più per un blog straletto di fumetti, ma anche scrivere è un’esigenza.